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Concentrazioni sieriche di VEGF-D come biomarcatore della gravità della linfoangioleiomiomatosi e della risposta al trattamento


VEGF-D è un fattore di crescita della linfoangiogenesi con un ruolo chiave nelle metastasi tumorali.

Le concentrazioni sieriche di VEGF-D risultano aumentate nella maggior parte dei pazienti con linfoangioleiomiomatosi, una rara neoplasia associata a mutazioni nel gene della sclerosi tuberosa attivante mTOR, linfoadenopatia, diffusione metastatica e formazione di cisti polmonari.

Sono stati utilizzati i dati dello studio Multicenter International Lymphangioleiomyomatosis Efficacy of Sirolimus ( MILES ) per valutare l’utilità della concentrazione sierica di VEGF-D come marcatore della gravità e della risposta terapeutica a Sirolimus ( Rapamune ) in pazienti con linfoangioleiomiomatosi.

Nello studio MILES, pazienti con linfoangioleiomiomatosi con un volume espiratorio forzato in 1 secondo ( FEV1 ) uguale o inferiore a 70% del predetto sono stati assegnati in maniera casuale e in un rapporto 1:1 a 12 mesi di trattamento in cieco con Sirolimus oppure placebo.

Le concentrazioni sieriche di VEGF-D sono state misurate al basale, a 6 mesi e a 12 mesi.

È stato utilizzato un modello di regressione lineare per valutare le associazioni delle concentrazioni basali di VEGF-D con i marcatori della gravità della malattia e un modello a effetti lineari misti per valutare le associazioni tra concentrazioni di VEGF-D con le differenze tra i gruppi negli esiti clinici, psicologici e riferiti dai pazienti.

Nell’analisi sono stati inclusi 42 pazienti dal gruppo placebo e 45 dal gruppo Sirolimus.

Le concentrazioni basali di VEGF-D nei singoli pazienti sono risultate comprese tra 0.34 e 16.7 ng/mL.

Le concentrazioni basali di VEGF-D sono risultate più alte nei pazienti che avevano avuto bisogno di supplementazione di Ossigeno che in quelli che non ne avevano avuto bisogno ( 1.7 ng/mL vs 0.84 ng/mL; p inferiore a 0.0001 ) e in quelli che avevano avuto una risposta broncodilatatoria che in quelli che non l’avevano avuta ( 2.01 ng/mL [ 0.99-2.86 ] vs 1.00 ng/mL [ 0.61-2.15 ]; 0.0273 ).

Le concentrazioni mediane di VEGF-D sono risultate simili al basale nel gruppo Sirolimus e placebo, e sono scesi rispetto al basale a 6 e 12 mesi nel gruppo Sirolimus, mentre sono rimaste piuttosto stabili nel gruppo placebo.

Ciascun aumento di una unità nel valore basale di log(VEGF-D) è risultato associato a una differenza tra i gruppi dal basale a 12 mesi nel cambiamento di FEV1 di 134 mL ( p=0.0007 ).

Nel gruppo Sirolimus, il miglioramento nel FEV1 dal basale a 12 mesi si è presentato in 15 dei 23 ( 65% ) pazienti che hanno mostrato risposta VEGF-D ( quelli nei quali le concentrazioni di VEGF-D dal basale a 12 mesi sono diminuite più di quanto siano diminuite in qualunque paziente nel gruppo placebo ) e in 4 su 15 ( 27% ) pazienti che non hanno mostrato risposta a VEGF-D ( p=0.0448 ).

In conclusione, la concentrazione sierica di VEGF-D è un biomarcatore plausibile dal punto di vista biologico e utile nella linfoangioleiomiomatosi che ha mostrato correlazione con la gravità della malattia e la risposta al trattamento.
Le misurazioni delle concentrazioni sieriche di VEGF-D potrebbero aiutare l’analisi rischio-beneficio della terapia con Sirolimus in pazienti con linfoangioleiomiomatosi e ridurre il numero di pazienti da includere negli studi clinici. ( Xagena2013 )

Young LR et al, The Lancet Respiratory Medicine; 1: 445-452

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